Serabit el-Khadem
Gli archeologi hanno scoperto che i primi esploratori del Sinai arrivarono circa 8.000 anni fa ed erano minatori che piano piano ne estrassero il prezioso turchese. Nel 3.500 a.c. fu scoperta la grande vena di turchese di Serabit el-Khadem (tradotto – le colline dello schiavo). Allo stesso tempo il regno d’Egitto si unificò e il suo primo faraone pose gli occhi ad est. Iniziarono così a sfruttare sistematicamente questa “miniera” e per duemila anni grandi quantità di turchese furono estratti dalle cave di Serabit e spedite via mare dal porto di el-Markha con destinazione Egitto.Con la pietra verde-blu si scolpivano gli scarabei e la polvere ricavata veniva usata per colorare statuette, le iscrizioni sui muri, ecc...
Per estrarre il turchese, gli Egizi scavarono larghe gallerie nelle montagne e ad ogni entrata veniva apposta una rappresentazione del faraone regnante, simbolo dell’autorità dell’Egitto sulle miniere. Gli Inglesi, durante l’occupazione, tentarono di riaprire le minieredistruggendo molti bassorilievi, l’unico sopravvissuto appartenne al Faraone Sekhemkhete si trova nel versante ad est del Monte Maghara. Inoltre, a Serabit el-Khadem restano le rovine del tempio dedicato ad Hathor contenente molti bassorilievi e steli.
Monastero di Santa Caterina
Quella che è la piu’ piccola diocesi al mondo è allo stesso tempo il piu’ antico convento cristiano ancora esistente. Elena, madre dell’imperatore Costantino, rimase così colpita dalla sacralità di quei luoghi che nel 330 d.c. ordinò la costruzione di una piccola cappella e di una piccola torre sul luogo dove si trovava il roveto “ardente”.
Centro monastico ortodosso fu ultimato nel 600 d.c.nel cuore del deserto e conserva tutt’ora le originarie caratteristiche della costruzione realizzata sotto il regno di Giustiniano nel 525 – 565 d.c., il quale ordinò nel 530 anche la costruzione della basilica detta della “trasfigurazione”.
Il monastero osserva il diritto canonico in vigore nella chiesa ortodossa d’Oriente, l’ordine monastico di Santa Caterina è indipendente, è aperto solo ai monaci greci ed è riconosciuto dalle altre chiese cristiane, dalle Nazioni Unite e dall’Unesco.
I monaci consumano un solo pasto al giorno, dopo i Vespri (dalle 15 alle 17) ed il loro nutrimento è vegetariano.
Questa massiccia fortificazione è passata indenne fra la corruzione dei secoli, perchè tutti, da Maometto fondatore dell’Islam, ai Sultani turchi, ai califfi musulmani fino ad arrivare a Napoleone, lo presero sotto la loro protezione preservandolo da rapine e distruzioni.
Solo il muro nord fu danneggiato, l’ultimo intervento di riparazione risale al 1801 durante la spedizione di Napoleone in Egitto. Le mura della fortezza sono state edificate con il granito del Sinai, preparato sul posto ed il loro spessore varia da 1,8 a2,7 metri, l’altezza tra i 9 e i 18 metri.
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Attualmente si procede all’interno tramite una porticina molto antica, mentre l’originaria porta principale ad ovest è chiusa. Al di sopra di questa si può notare la canalizzazione che serviva per versare l’olio bollente sopra gli assalitori. Lungo questo muro furono costruite le celle dei monaci e 12 cappelle.
Santa Caterina nacque ad Alessandria d’Egitto nel 296 d.c. si chiamava Dorotea ed era di facoltosa famiglia pagana, quando si convertì al cristianesimo prese ilnome di Caterina. Riuscì a convertire sapienti e scienziati giunti a farle cambiare idea sulla sua fede e per questo fu torturata e decapitata, ma il suo corpo sparì. La leggenda vuole che gli angeli lo trasportassero sulla cima piu’ alta del Sinai; tre secoli piu’ tardi tre monaci del monastero, guidati da un sogno, trovarono il suo corpo e lo portarono nel monastero.Solo nel XI secolo il monastero della Trasfigurazione prese il nome di Monastero di Santa Caterina.
Quando Giustiniano costruì il monastero, vi trasportò duecento famiglie della costa nord dell’Anatolia e di Alessandria come schiavi affidando loro la guardia del monastero, la coltivazione degli orti dei monaci ed altri servigi fino ai giorni nostri. Della tribu’ di Jebeliya si considerano come greci e sono fieri di esserlo anche se oggi sono in gran parte musulmani. Alcuni hanno conservato le antiche credenze cristiane: celebrano la festa di Mosè sulla cima della montagna, credono nel profeta Aronne, in San Giorgio e Santa Caterina. Il monastero è parte integrante della loro vita, come la montagna che giornalmente ripuliscono scendendo dalla cima dai rifiuti lasciati dai turisti. Sono uomini dagli occhi azzurri, pacifici, tranquilli, colti, soddisfatti e ospitali, malgrado la povertà.
Considerano l’arcivescovo di Santa Caterina loro giudice e capo
Monte Sinai – Gebel Musa
La grandezza solitaria del Sinai si rivela nella sua bellezza affascinante di luogo immutato nei secoli.
La salita alla cima si può effettuare in due modi: sia salendo i 3750 gradini scavati anticamente nella roccia dai monaci che da un sentiero fatto dalle autorità egiziane nel 1800 che è il piu’ facile (a piedi o in cammello fino agli ultimi 700 metri) ed è quello preferito da turisti e pellegrini.
Con passo normale ci vogliono minimo 3 ore prendendo il sentiero che nasce dietro il monastero di Santa Caterina a 1600 metri.
Ci sono popoli di ogni religione che salgono ogni notte su questa montagna di granito, tutti vengono per toccare e vedere questo luogo immutato nel suo antico fascino di montagna e di cielo:l’appuntamento è a 2285 metri sulla cima per attendere l’alba, guardando verso est sopra lo sconfinato panorama di montagne e deserto.

Sulla cima del Sinai, si trova la cappella dedicata alla S.S. Trinità, costruita nel 1934 con i resti di una precedente eretta nel 532 da Giustiniano e distrutta diverse volte. A nord della cappella c’e’ una grotta, dove secondo la leggenda, Mosè si nascondeva da Dio.
Si sale sulla mulattiera fino alla sua fine dove si trovano punti di ristoro dei beduini, lì ci sono i cammelli che non potendo piu’ procedere oltre attendono di riportare indietro i turisti, poichè da questo punto si procede su gradini di granito.
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