La grande città di Tebe, per secoli capitale dell’impero, famosa in tutto il mondo e chiamata dai greci “Tebe dalle 100 porte”, cominciò a declinare nel 672 a.C. con il saccheggio che le inflisse Assurbanipal.Nell’84 a.C. la città fu quasi totalmente distrutta ad opera dei Tolomei, i nuovi regnanti, che intendevano spegnere il sentimento nazionalistico opponentesi a loro e ad Alessandria, la nuova capitale. Al tempo dei Romani Tebe era già un mare di rovine. Nei primi secoli della nuova era, tra le rovine, si inseriscono le chiese cristiane copte, poi le moschee e crescono altri villaggi. Così sui resti della vecchia capitale divisa dal fiume cresce Luxor a sud e a nord il piccolo villaggio di Karnak. A Luxor, l’unica testimonianza cospicua del passato è il tempio detto dagli egizi “Harem d’Amon a sud”. Tempio quasi totalmente costruito da Amon-Ofis III, ampliato da Thot-Mosis III e completato da Rà-Mses II. Una evidente singolarità nella planimetria del complesso è quella di una seconda e più grande sala ipostila, ridotta a colonnato, e posta dopo il cortile del tempio.
Chi ama l’archeologia non può perdere la magia li Luxor. La leggendaria Tebe dalle cento porte cantata da Omero, rappresenta ancora oggi un vero e proprio concentrato di bellezza e di “egizianità”. Accanto al Nilo e praticamente nel centro della città moderna, sorge lo straordinario Tempio di Luxor: vale la pena di visitarlo al tramonto, procedendo dal Viale delle Sfingi. Superate le statue del grande Ramses, si entra nella sala delle quattordici colonne. Tra statue colossali, pitture, raffigurazioni di faraoni e regine, ci si sentirà sommersi da una civiltà che sembra venire da un altro mondo.
Il viaggio nel passato prosegue con le meraviglie del Tempio di Karnak, a soli due chilometri da Luxor, Con il suo labirinto di cortili e colonnati, è un’opera titanica che ha richiesto duemila anni di lavoro.
Luxor è spesso stato considerato il più grande museo a cielo aperto. Attualmente quella che tutti consideriamo come Luxor, è inrealtà tre zone diverse: la città di Luxor nella riva est del Nilo, la città di Karnak a nord e Tebe, che gli antichi egizi chiamavano Waset, la quale è nella parte ovest del Nilo ovvero dall’altra parte di Luxor
Luxor è la maggiore attrazione turistica dell’Egitto, lo è stata sin dai tempi antichi.
A Luxor ci sono solo tre strade principali: Sharia al-Mahatta, Sharia al-Karnak e Comiched vicino al Nilo. La strada di fronte alla stazione dei treni è Sharia al-Mahatta che corre incontro al Nilo dove trova i giardini del tempio di Luxor.
Sharia al-Karnak o Maabad al-Karnak che significa la strada del tempio di Karnak corre lungo il Nilo dal Tempio di Luxor al Tempio di Karnak. Lungo questa strada si possono trovare i colorati caffè e ristoranti ed il bazar turistico dove acquistare souvenirs …..i veri negozi egiziani sono altrove.
Particolare interesse desti l’alabastro che è estratto e lavorato nella West Bank non lontano da lì.
Luxor è una città di 150.000 abitanti ed è governata da uno speciale statuto che gli da particolare autonomia rispetto ad altre regioni politiche in Egitto.
Una cosa bisogna ricordare, tanti palazzi governativi e altri civili sono costruiti secondo un antico codice; in particolare la Banca Nazionale d’Egitto, l’Hotel Winter Palace, la Stazione di Polizia e la stazione dei treni sono tutte disegnate per apparire come costruzioni “faraoniche”.

L’immensa zona monumentale chiamata Karnak è a circa tre chilometri a nord del Tempio di Luxor. Questa distesa è distribuita in tre grandi aree recintate e ben distinte. Al centro quella più grande, circa 30 ettari, che è la più ben conservata grazie anche alla continua opera di ricomposizione e di restauro che si sta svolgendo. Essa domina il complesso destinato ad Amon, orientato secondo l’asse sud-est e nord-ovest. Questa area ha una forma trapezoidale. È recintata da un muro realizzato in mattoni crudi ed è provvista di otto ingressi, dei quali tre sono a ponente. A sinistra, quasi attaccata a quella di Amon, c’è la zona di Montu, anch’essa recintata con mattoni crudi. E’ la più piccola (circa due ettari e mezzo) ed ha una forma quadrata. Di essa rimangono pochi ruderi, ancora soffocati da mucchi di terra ed il bellissimo portale a levante.
A destra, a trecento metri, la zona di Mut per metà ancora inesplorata, a forma trapezoidale, recintata a mattoni crudi, estesa per circa nove ettari e mezzo.
Il maestoso viale di sfingi criocefale (a testa di ariete) conduce dall’imbarcadero al primo pilone del Tempio di Karnak. La criosfinge simboleggia il dio Amon, identificato con l’ariete, che protegge il faraone riprodotto tra le zampe anteriori della bestia. Esistevano tre viali di criosfingi, di cui uno si congiungeva al viale di sfingi con la testa umana che veniva dal tempio di Amon a Luxor.

Soprattutto nei tempi passati la valle appariva una gola terrificante estranea alla vita terrestre, sperduta tra le rocce bruciate dal sole. Eppure nelle viscere di questo deserto ci sono ancora le immagini di un mondo carico di dignità, di grande equilibrio, che inducono al rispetto e alla meditazione.
Oltre a tesori artistici quali le decorazioni delle pareti e le costruzioni degli ipogei (sotterranei o catacombe), le tombe erano cariche di preziose testimonianze. Quasi tutte violate e svuotate dei propri arredi di inestimabile valore sin dal tempo dei faraoni, nel periodo tolemaico vennero aperte e portano tuttora le tracce degli antichi “turisti”, oggi le tombe dei grandi Re della XIX e XX dinastia conservano tutto il fascino della loro imponenza architettonica e delle loro pitture.
Il complesso funerario di queste dinastie tebane si differenzia da quello delle precedenti dall’impostazionemonumentale: infatti all’epoca delle piramidi la tomba e il tempio funerario erano accoppiati e la tomba aveva un’affermazione primaria.
Con la necropoli tebana il tempio funerario sorge grandioso ai confini tra il deserto e la terra fertile, la tomba diventa anch’essa un tempio, ma di limitate dimensioni, e nascosto gelosamente nel cuore del deserto.Questi ipogei si sviluppano secondo un asse longitudinale, seguendo la struttura tradizionale del tempio. Una lunga galleria, divisa in due o tre settori, conduce al tempio sotterraneo; questo è composto da tre sale pilastrate contornate da sacrestie e camere per le offerte; infine viene il santuario con la sala del sarcofago e le cappelle del tesoro. L’iconografia delle tombe reali non si ferma sulla continuità della vita dell’aldilà, ma concentra tutta l’attenzione nella continuità della vita del faraone a contatto con gli dei e nella sua vittoria anche sulla morte come dimostrazione della sua divinità. La gloria della sua vita terrestre viene relegata nel tempio funerario mentre quella della sua vita divina nel tempio ipogeo, dove si concentrano tutti i rapporti segreti con il mondo e la cosmogonia occulta, per cui il passaggio dal mondo esterno al sacrario del sarcofago diventa un vero e proprio itinerario iniziatico che porta alla identificazione con il Cielo, con Ra, l’Essere Supremo.

Complesso monumentale di Deir el-Bahari – Tempio di Hatshepsut
La località deve il suo nome al “Convento del Nord” che si era inserito nei ruderi del Tempio di Hatshepsut salvandolo dalla completa distruzione.Tutta la valle era stata consacrata alla dea Hathor e destinata ad essere una necropoli sin dalla XI dinastia; fu poi abbandonata e riportata al massimo splendore dalla regina Hatshepsut.
Tuttala zona a sinistra è presa dalla necropoli monumentale di Montu-Hotep I, verso la montagna si innalzava il tempio di Thot- Mosis IIIdi cui rimangono le fondamenta e frammenti di bassorilievi dipinti oggi al Museo di Luxor. Tutta la zona a destra è invasa dal tempio della regina Hatshepsut.
Il tempio consiste in due immensi gradoniche ne precedono un terzo sul quale sorge il tempio vero e proprio.
Il primo piazzale era un tempo recintato da piloni, un viale di sfingi e obelischi ne costituivano l’ingresso.
Sul fondo del primo piazzale c’è un portico a pilastri e colonne, sulla parete di fondo scene del trasporto e dell’erezione di un obelisco.
Una rampa porta al secondo ripiano dove a destra e sull’angolo si rileva un bellissimo portico a colonne, sul fondo un portico con doppia fila di pilastri e sulla parete scene di vita della regina dalla nascita alle sue spedizioni verso il misterioso paese di Punt. All’angolo nord-est il tempietto ad Anubi con sala ipostila e tre cappelle. Internamente verso sud-ovest il tempietto della dea Hathor con due sale, la seconda decorata con la raffigurazione delle feste in onore della dea.
In fondo scavata nella roccia, la cappella con scene della regina adorante Hathor in forma di vacca, in alcune altre appare il grande architetto Senmut creatore del grande tempio. Sull’ultima terrazza ancora portici a pilastri e un grande portale pressoché intatto. A destra il tempio solare del dio Horakhty, a sinistra la cappella dedicata a Thot-Mosis I padre della regina, al centro l’ipogeo di Hatshepsut con bellissimi bassorilievi dipinti di sacrifici del toro e dell’antilope.
|